"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."

lunedì 30 marzo 2015

Pasta con borragine e salsiccia

La felicità, si dice sempre, è fatta di piccole cose.
E queste piccole cose, per me, sono anche un semplice pranzetto in casa con la mia famiglia, un sabato qualunque, in cui non ci sono impegni e non ci va di fare niente, neanche di toglierci il pigiama e di rimanerci fino all'ora di pranzo.

Vi capita mai?
Ecco, a noi capita di rado, ma quando accade... ah, che pacchia!

Così, con tutta calma, con un mazzetto di borragine (di cui non conoscevo neanche l'esistenza prima di essere andata al mercato e che me la regalasse il fruttivendolo), qualche salsiccia sbriciolata ho fatto un primo piatto veramente gustoso.

E, ovviamente, non poteva mancare un bel bicchiere di vino rosso... ma di quello buono, eh!


Ingredienti per due persone:
un mazzetto di foglie di borragine lavate
3 salsicce
un mestolo di passata di pomodoro
200g di pasta (io ho usato le fettuccine all'uovo)
1 spicchio d'aglio
olio
sale
peperoncino

Procedimento:
Sbollentare leggermente le salsicce, giusto per far sgrassarle un po', poi, in una pentola a bordi bassi ma larga, mettere le salsicce sbriciolate, le foglie di borragine, e un mestolo d'acqua, coprire e far appassire la verdura.
Una volta cotta, scoprite la pentola, fate asciugare l'acqua in eccesso e riponete il condimento in un piatto.

Nella stessa pentola, quindi, versate un filo d'olio e fate soffriggere l'aglio ed il peperoncino, quindi aggiungere la passata di pomodoro ed un pizzico di sale, a questo punto aggiungere la verdura con le salsicce, amalgamare e il condimento per la pasta è fatto!
Una volta lessata la pasta e ben scolata, tuffatela nel condimento, amalgamate e servite.
Buon appetito!


mercoledì 25 marzo 2015

A scuola: l'ora di religione e robe simili

Ultimamente si legge sempre più spesso di casi in cui, per rispetto ad altre culture differenti e in nome dell'integrazione, si debba fare un passo indietro e rivedere alcune nostre tradizioni e usanze.
Soprattutto a scuola, che è la culla dell'integrazione delle nuove generazioni.

Tutto bene: se la cosa lede la suscettibilità delle altre usanze e religioni, mi sta bene, è anche giusto e doveroso: se un bambino musulmano, per la sua religione, non può mangiare carne di maiale, è giusto che gli si dia una alternativa, perchè costringerlo a mangiarla?
Quando però si tratta di simboli e momenti di condivisione della nostra religione cattolica, direi che la cosa cambia: non ci vedo niente di strano ad allestire un Presepe nel periodo di Natale, o di ricevere una benedizione Pasquale.
Questo va contro qualche altro credo?
Offende qualcuno?
No, non penso.
Se arrivasse in aula una persona che spiegasse ai miei figli in cosa consiste l'islam, e quali siano le sue usanze e, magari, spieghi loro cosa significhi inginocchiarsi verso la Mecca, io non ci troverei nulla di offensivo, anzi, lo considererei un arricchimento culturale dei miei figli, una esperienza che, altrimenti, non farebbero mai e che neanche io sarei in grado di spiegare loro.

Si chiama apertura mentale, questa, non si tratta di offese o di oltraggi, è CULTURA.

Sono cattolica, i miei figli lo sono, la mia famiglia si basa su solidi principi cattolici.
Non siamo praticanti, per altri miei motivi che non sto qui ad esporre, ma crediamo a tutto quello che sta scritto nel Vangelo, dalla A alla Z.
Non per questo nascondo ai miei figli che esistono altre religioni, che esistono altri credi e dico loro che sono rispettabili tanto quanto il nostro, dico loro che non esistono credenti di serie A e di serie B, che il nostro Dio è esattamente come quello degli altri e che i principi che stanno dietro a tutte le religioni sono gli stessi, sono le infrastrutture diverse, ma i sentimenti, gli insegnamenti, sono identici e sono volti all'amarsi gli uni gli altri.
E' questo che ci ha insegnato il nostro Gesù, e chi dice il contrario, anche tra noi cattolici (e ce ne sono, eh, avoglia se ce ne sono!!!) dice una gran baggianata!



Per questo, a mio avviso, non si dovrebbe fare alcun passo indietro dal punto di vista della nostra tradizione cattolica a scuola, come altrove, solo perchè altrimenti andremo a non incontrare i gusti di tutti. No.
Altra cosa sarebbe rendere la scuola laica, allora su questo, possiamo parlare.
Ma avere un Crocefisso appeso in aula, che fastidio da ad un non credente o ad un bambino di un'altra religione?
Spieghiamo invece loro, che significato potrebbe avere, spieghiamo loro cosa c'è dietro e spieghiamo loro perchè in Italia ci sono questo tipo di tradizioni.
Rendiamo il tutto più fruibile, più comprensibile, non lo facciamo essere semplicemente un dogma, ma spieghiamo loro i significati, di questo, come di altri simboli, a prescindere della religione e dell'appartenenza culturale.
Integrazione vuol dire conoscenza, comprensione, condivisione. Non vuol dire ANNULLAMENTO di quel che siamo, della nostra identità e della nostra storia.
Questo è tutt'altro!

martedì 24 marzo 2015

Le 10 cose a cui una mamma deve arrendersi


Ci sono cose contro cui è inutile combattere, soprattutto noi mamme.
Ho maturato questa conclusione dopo un po' di tempo, in genere non sono una che getta la spugna facilmente, ma in questi casi, sono arrivata a capire che è del tutto uno spreco di energie cercare di cambiare il flusso naturale delle cose, non c'è niente da fare.
Un po' come quando ti dicono che se un uomo non è esattamente come lo vorresti, è inutile pensare di cambiarlo, non ci riuscirai mai. E' proprio lo stesso principio.
Ecco un po' di cosette contro cui combattere è come lottare contro i mulini a vento: vinceranno sempre loro.
Quindi, desistere è meglio, soprattutto per la propria salute, per il risparmio di tempo e di energie, da convogliare verso qualcosa di più costruttivo.
1. Il cesto dei panni sporchi: sarà sempre pieno, o mezzo pieno (ma anche mezzo vuoto, dipende dai punti di vista), ma comunque non sarà MAI completamente vuoto, per un tempo maggiore di 10 minuti
E' inutile rincorrere le lavatrici, stendere dappertutto i panni da asciugare, consultare siti di metereologia nemmeno fossimo delle skipper o telefonare direttamente a Bernacca, niente di tutto questo potrà aiutarci a smaltire il definitivo e autoalimentante aumento di panni sporchi.
2. La mancanza di sonno. Sempre saremo in debito di sonno: da quando nasce il grazioso e amato batuffolo (ma anche prima, ancora ricordo come un incubo le ultime settimane col pancione, non riuscivo a trovare una posizione decente a letto, non riuscivo a dormire per i calci o per la mancanza d'aria!!!) fino a che... boh, non lo so, saremo sempre in deficit di sonno e nulla potrà mai restituircelo. Ammettiamolo, conviviamoci e facciamoci una tazza di caffè in più.
3. I capricci. Lo so, tutti i manuali del mondo dicono che bisogna avere delle regole ferree e mantenerle, poche ma buone ed essere irremovibili su queste. Ma ora voglio, qui, adesso, una mamma che è una, che mi dica che non abbia MAI strappato una di queste regole d'oro per la stanchezza di cui sopra, o per la mancanza di pazienza o per circostanze varie ed eventuali.
E per questo motivo ci si sente delle pessime madri e di contro, immediatamente dopo, si diventa ancora più ferree di prima, altalenando comportamenti che destabilizzano il piccoletto che comunque, ha capito perfettamente che ha la situazione completamente in pugno e che quindi sa che ha il potere su di noi, sempre!
4. La memoria perde colpi. Sono tante, troppe le cose da ricordare: appuntamenti di lavoro, appuntamenti con il dottore, incombenze varie, il corso di ginnastica due volte a settimana, il compleanno dell'amichetta, la riunione a scuola, l'iscrizione a quell'altra scuola, il modello ISEE, il salto in farmacia, le merendine che se non ci stanno esattamente quelle, non si fa più colazione la mattina, i 5 euro per il regalo dell'amichetta, la scatola di colori nuova che è rimasto senza, .... che è ovvio che quando poi parcheggi la macchina non ricordi più dove l'hai messa. E ti preoccupi: "Oddio, sto invecchiando... oppure mi sto ammalando... " niente di tutto questo, siamo umane e la memoria non è infinita. E non possiamo neanche farci un back-up.
5. E' colpa nostra. Sempre. Per qualsiasi cosa. Per i figli, per il marito, per le maestre, per la società. E' sempre tutta colpa nostra. Inutile cercare di giustificarsi, di dimostrare il contrario, ci sarà sempre qualcuno che punterà il dito su di noi.
Quel cazzone di Freud ci ha segnato un destino crudele... si vede proprio che aveva problemi con sua madre!!!
6. Non potremo mai avere tutto sotto controllo. Meglio capirlo subito. Su questo punto c'ho lavorato parecchio e non è stato del tutto semplice: non si può avere il controllo su tutto quanto allo stesso modo, con lo stesso grado di dettaglio e precisione. E' umanamente impossibile. Se stai dietro alle necessità dei bambini, non puoi completamente dedicarti alla casa, se sei troppo presa dalla carriera fuori casa, non potrai sempre avere il frigo pieno. Delegare è la parola chiave. E non è facile. Non sempre.
E poi, non immagino neanche quando la cosa sarà veramente fuori ogni controllo quando i figli diventano grandi a sufficienza da nascondere cose, da gestirsi cose da soli, eccetera. Meglio accettare il fatto che non saremo sempre al corrente di tutto, tutto, tutto.
7. La spensieratezza. Non ci sarà più quel senso di leggerezza nel fare le cose, nel buttarsi e via. Anche quando ci si ritaglia con tutte le forze un angolino tutto nostro (e lo si deve fare assolutamente!), in quell'angolo della testa, con ciclicità di una ventina di secondi, continuerà a frullare il pensiero di nostro figlio, ci saremo sempre chieste: Come starà? Andrà tutto bene? Avrà chiesto di me? Si sarà addormentato?
Niente, anche se facciamo le tipe autonome e indipendenti, il legame che ci lega a nostro figlio è innegabile e non lo si può nascondere. Per questo, il divertimento, sì, c'è, ma è sempre accompagnato a quel pizzico di "preoccupazione buona" nei confronti di qualcun altro.
8. Non si può mai essere obiettive. Mai. Noi mamme non lo saremo mai quando si tratta dei nostri figli. E chi dice il contrario, mente spudoratamente.
9. L'ordine. L'ordine in casa non esisterà mai. Mai più. Se prima eravate personcine ordinate, pulite, che riponevate al proprio posto ogni cosa e tenevate la casa in stile museo, scordatevelo e non affannatevi a cercare di avercela di nuovo, rischiate un esaurimento nervoso! Con i bimbi in giro è impossibile, prima perchè essendo piccoli, sono delle mine vaganti: sparpagliano cose e sporcano come dei maiali infangati dappertutto, poi, quando saranno cresciuti, sarà anche peggio, perchè nemmeno potremo mettere mani tra le loro cose (se sarà come ero io... andrà a finire così!), e allora, arrendiamoci e che il caos regni sovrano, magari non proprio dappertutto...
10. Sensi di colpa. I sensi di colpa ci attanaglieranno per sempre. Qualsiasi scelta si faccia, ci sarà sempre un lato, una conseguenza negativa per qualcuno o qualcosa, per noi, o per i nostri figli e, per quanto detto ai punti 5,6,7 il fastidio istillato dal senso di colpa dentro di noi ci sarà sempre e starà lì dentro che ci corroderà un pezzetto di fegato.
Non combattiamoli, ma cerchiamo di convincerci che le nostre scelte, se dettate dall'istinto e dal cuore, saranno sempre le più giuste, in barba a quel che dicono gli altri. E poi, consideriamo anche il fatto che
se è felice la mamma, lo sarà anche il figlio.

domenica 22 marzo 2015

Il primo sabato pomeriggio fuori per Melania: si comincia!

Ci siamo, si comincia.
Altra "prima volta" da segnare nel mio diario di famiglia.
E' un po' presto per uscire il sabato pomeriggio, ma è così, abbiamo iniziato!
Melania, con il suo solito spirito libero, autonomo e adattabile a qualsiasi situazione, ha aperto le danze: è andata a rivedere al cinema Cenerentola con la sua amica del cuore e poi cena al Crazy Bull.

Non vi dico i preparativi e l'ansia che hanno preceduto il grande evento, il countdown è iniziato giorni prima: "Quando arriva sabato? Quanto manca a sabato?"
E poi, una volta giunto il giorno, ha cominciato sin dalla buona mattina a chiedere, a prepararsi e a saltellare per casa.
"Mamma, quando arriva Anita? Che ore sono ora? Quanto manca? Posso andare prima?"..
Insomma, uno stillicidio continuo, ma la cosa mi piaceva, denotava quanto ci tenesse all'evento e alla sua amica.

Ha scelto con cura l'abbigliamento, si è preparata anche la borsetta per uscire e l'ho coperta di raccomandazioni, che manco se se ne fosse andata dall'altra parte del globo terrestre: "Mi raccomando, comportati bene, sii ben educata e non ti allontanare dalla mamma di Anita, stalle vicino e fai quello che ti dice, non litigare con Anita, ...."

Insomma, diciamolo: anche io ero in ansia, ma non per il fatto che non stesse con me, mi fa piacere che lei faccia le sue esperienze senza me, e poi della mamma di Anita mi fido più di me stessa, tanto è accorta e scrupolosa, era proprio per l'idea di saperla al cinema da sola, di sabato pomeriggio... mi sembrava ieri che ci andavo io, ed era una vera festa per me, lo stesso è stato per lei.
L'ho subito vista grande, quando, come hanno citofonato, l'ho accompagnata giù, ho salutato l'allegra brigata e lei, senza neanche voltarsi verso di me, già cianciava con la sua amica, tutte e due elettrizzate all'idea del pomeriggio che gli si apriva davanti.




E che lo dico a fà: è tornata camminando ad un metro da terra, felice e serena.


Ed io con lei.
Brava piccola grande Meli.

Ringrazio ufficialmente la mamma di Anita, per la sua pazienza e per il pensiero carino che ha avuto e la ringrazio per avermi mandato man mano immagini delle due che si divertivano come matte. Credo che questa esperienza le bimbe non se la dimenticheranno mai e le ha legate ancora di più.

mercoledì 18 marzo 2015

L'emozione di vederla leggere

La prima elementare è iniziata un po' in salita: Miriam non è una bimba che affronta le sfide a muso duro e non ama affatto i cambiamenti, anzi, la destabilizzano.
Dopo un po' di adattamento, un po' di spiegazioni varie esplicite (molto esplicite) su come funzionano le cose a scuola, dopo aver sbattuto un po' la testa a destra e a manca, sembra abbia cominciato a imbroccare la strada giusta.

I compiti, ormai li fa in maniera autonoma, dopo che mi sono battuta parecchio per darle l'autonomia necessaria, (non mi andava di farmi il sedere quadrato affianco a lei aiutandola a fare i compiti: lei deve fare da sola, o almeno, ci deve provare) ora è diventata un'abitudine il fare i compiti da sola, a meno di aiuti particolari o dubbi dell'ultimo momento.

Insistere sulla sua indipendenza è stata la chiave che ha fatto scattare la molla, anche se all'inizio non è stato affatto semplice: capricci, scuse inventate, problemi istantanei rimandavano sempre l'inizio dei compiti.

Ma non è di questo che volevo parlare, in realtà volevo parlare di una delle "prime volte" che devono essere segnate nel diario di una mamma. Proprio quelle prime volte che segnano una pietra miliare nella storia della famiglia, nonchè nella storia personale di un figlio, come essere distinto dal genitore, che comincia a percorrere la propria strada e a fare le proprie scelte.
Dicevo, la prima volta di cui sto parlando è la prima volta che ha letto da sola.
Ok, risale ad un paio di mesi fa ormai, almeno subito dopo il periodo di Natale, la sua lettura era faticosa, arrancante, tutta slegata, senza senso, ma era il suo inizio, il suo PRIMO inizio.
L'inizio dell'indipendenza della sua mente, l'apertura della sua conoscenza, i suoi primi passi da sola verso qualcosa che non deve essere più necessariamente veicolato da me o da qualcun altro.

Come sono stati emozionanti i primi incerti passetti da sola, come è stata una conquista togliere il pannolino, come è stato da brivido vederla pedalare in bici senza rotelle, ma vederla leggere... ah, vederla leggere mi incanta, starei a guardarla per ore.
Ora va abbastanza spedita, comincia ad assaporare il piacere della lettura, dello scoprire "Come va a finire..." e all'elaborare quanto letto con la sua testa. Mi piace. Mi riempie di gioia, di orgoglio, di speranze.
Sono felice per lei e che questo sia l'inizio di un brillante cammino verso la conoscenza piena, non soltanto del mondo circostante, ma soprattutto di sè, che è il mondo più unico che esiste.


E siamo arrivati che un sabato mattina, mi alzo e, con occhi stropicciati di sonno, scorgo la sua figura nello studio: lei era già lì all'opera, di buonora, con il suo libro aperto a leggere ad alta voce, mentre il resto della casa era ancora addormentato. Alza lo sguardo su di me, mi sorride e mi dice: "Mamma, sto facendo i compiti, ho pure quasi finito!"... bhè, che dire!? Mi ha fatto realizzare, tutto insieme, come uno tzunami che è grande.

martedì 17 marzo 2015

Torta golosa per la colazione

Avevo un po' abbandonato il mio lato pasticcere perditempo ultimamente, un po' perchè sempre indaffarata in altro e un po' perchè, diciamocelo... qua mi allargo più che mai, tanto alla fine va che mi mangio sempre tutto io!

Ma non temete, ho riaperto il forno dando il meglio di me e stavolta mi sono superata (chi si loda, ... lo so...)
Insomma, ho preparato una velocissima tortina per la colazione, molto golosa e soffice da tuffarcisi dentro di faccia a bocca aperta, garantito!
Vi lascio la ricetta e vi auguro buon proseguimento di giornata



Ingredienti per uno stampo da 24 cm di diametro:
3 uova
200g di zuccher
100g di farina 00
150g di farina di cocco
80g di cacao amaro in polvere
1 bicchiere di latte intero
mezzo bicchiere di olio di semi
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

Procedimento:
Montare per bene le uova con lo zucchero, quindi unire tutti e due i tipi di farina, il cacao, il lievito ed il pizzico di sale.
Cominciare a mescolare e unire piano piano, alternandoli, un goccio di latte e un goccio di olio.
Quando gli ingredienti saranno stati tutti esauriti, mescolare bene evitando di formare grumi, versare quindi il composto in una teglia ben imburrata e infarinata e infornare in forno già caldo a 180° per circa 40 minuti (fare sempre la prova stecchino, come al solito!)


Sfornare e... se resistete al profumino, aspettate domani mattina per la colazione!


venerdì 13 marzo 2015

Come faccio a gestire la vivacità di Massimo?

Cercasi suggerimenti su come gestire gli scatti di ira e l'estrema vivacità di Massimo.
Ora.
Imminentemente!

Sono andata a parlare con le educatrici del nido di Massi la scorsa settimana.
Loro fanno il punto della situazione durante l'anno scolastico, formulando una sorta di "pagellina" in cui si schematizzano tutti i progressi psico-motori del bambino, il comportamento, le relazioni con gli altri, la capacità di essere autonomo e tutto il resto.



Immaginavo che piovesse, ma non che grandinasse!
In effetti, Massimo è un bambino molto accentratore (ovviamente è colpa mia, che ve lo dico a fà?!)
Gli piace essere il protagonista, essere al centro dell'attenzione e per ottenerla fa qualsiasi cosa.
QUALSIASI COSA!

Lo fa anche a casa, per carità, è vero, e molto spesso, pur di non vederlo lanciarsi dall'armadio e fracassarsi a terra, per attirare la mia attenzione, cerco di ascoltarlo immediatamente, e di evitare il peggio.
E' vero, lo faccio anche per comodità: perchè mi rompe sentire quella lagna continua di sottofondo.
E' così.
Quindi molto probabilmente sarà questo mio essere sempre pronta a soddisfare le sue richieste (nei limiti del possibile) ad aver aumentato in lui l'incapacità di attendere, di elaborare un rifiuto, di scendere a compromessi.

Insomma, così "ho creato" un mostriciattolo che crea guai e che, cosa ancora peggiore, trascina anche il resto della classe in questo caos, rendendo alcuni momenti difficilmente gestibili in classe.

Però.
C'è un però.
Quando l'argomento lo interessa, quando la storia della lettura lo affascina, quando il lavoro proposto in classe lo incuriosisce ed è alla sua portate, il tutto cattura la sua attenzione, è il migliore dei bambini: segue, approfondisce, ascolta, elabora, crea, e va avanti di fantasia, riproponendo l'elaborato in mille modi che ha fatto suoi, cosa che difficilmente si riesce a vedere da un bambino di appena 3 anni.


Morale della favola: devo impegnarmi ad essere più ferma nelle mie decisioni, di non dargliele tutte vinte nascondendomi dietro al solito: "E vabbè, dai, è ancora piccolo!", di insegnargli ad aspettare il suo turno nelle cose, e di saper scendere a patti e compromessi.

Mi chiedo: fino a che punto fa parte del suo caratteristico temperamento questo, e fino a che punto si tratta di capricci?
Mi chiedo: dove finisce il ruolo dell'educatore e inizia quello del domatore di leoni?



Molto spesso lui non riesce a contenere la sua energia, schizza in giro come una pallina impazzita in un flipper, ha momenti di urla repentini, come se quel fiato in gola gli avanzasse e lo facesse scoppiare, quindi da qualche parte deve uscire, ha raptus improvvisi di lancio di oggetti, come se non riuscisse a contenere la tipica frustrazione della sua età. Insomma, mi rendo conto che non è facile, non è il classico bimbo tutto dolce e remissivo (ma esistono veramente?) e mi rendo conto che messo in un contesto sociale è destabilizzante tutto ciò.


Ma è l'età? E' una fase? Si supera piano piano da sola?
Devo per forza intervenire io? E in che modo? Facendo il cerbero? In altri modi, non mi ascolterebbe.
Mamme di maschietti, mi rivolgo a voi, perchè con le mie bimbe non ho avuto "problemi" del genere, o almeno non nella stessa portata, erano molto più contenute.
Che si fa in questi casi?

martedì 3 marzo 2015

Non è come sembra, posso spiegare!



"No, ma veramente, non è come pensi!"
Mi son ritrovata a dire questa frase proprio poche ore fa, quando è rientrato Marco dall'ufficio, dopo una giornata di lavoro.
Mi ha vista comodamente seduta al pc a smanettare, mentre i bimbi erano piazzati davanti alla televisione, è entrato e mi ha detto: "Bella la vita, eh?!"
Dopo un primo istante in cui mi sono sentita quasi come una ragazzina colta con le mani nel sacco poi, ho realizzato che erano soltanto 2 minuti che mi ero seduta lì.

Soltanto 2 minuti! Capite?

Eppure, quasi mi sentivo in colpa, roba da matti!
Sembrava veramente inverosimile agli occhi di Marco e forse avrei fatto la sua stessa faccia della serie: "Se, vabbè, raccontala a un altro!"

Cosa avrei fatto fino a quei due minuti prima?
Semplice: sono uscita dall'ufficio un'ora prima, perchè sono andata ad assistere alla lezione aperta di violoncello a scuola di Miriam, dopo di che l'ho presa, sono andata a prendere anche Melania a scuola, dato che c'ero, poi siamo andate a fare compere al centro commerciale, preso poi Massimo, visto che era una bella giornata, siamo andati al parco giochi sotto casa.
Dopo esser stata dietro a loro girando come una trottola e aver preservato la loro incolumità (i parco giochi nascondono insidie che voi umani...) e dopo averli tirati via da lì promettendo loro anche la luna, siamo andati a casa.
Bagnetti vari, asciugamenti di capelli, e, non contenta, ho preparato anche la focaccia (come dettomi dal mio oculista!) e la cena, ho ritirato il bucato asciutto ed ho steso il bucato che nel frattempo si era lavato, ho sistemato un po' in giro, ho pulito nasi colanti, risposto a millemila chiamate "Mamma, mamma, mamma", placato litigi, raccolto giocattoli...
...
...
"No, ma veramente non è come pensi!"
No. Non lo è affatto... perchè è molto, ma molto di più di quello che potresti mai concepire.
Ecco.

lunedì 2 marzo 2015

Di come fare esercizio fisico aumenta le energie

Da ottobre sto andando in piscina a fare acquagym.
Ho preso questo impegno con me stessa, perchè avere quasi l'obbligo di andare in piscina e darmi questa scadenza, mi aiuta.
Non sono riuscita a mantenere come abitudine quella del camminare nel parco sotto casa, trovavo ogni scusa per saltare la mia passeggiata: una volta era il brutto tempo, l'altra era perchè non c'era tempo e perchè a casa c'era altro di più importante da fare, una volta era qualche bimbo che non stava bene... ero io che proprio non avevo alcunissima voglia di farlo, perchè, in sostanza, mi annoiavo mortalmente!
Non sono riuscita a trovare una compagnia per poterlo fare, forse in quel modo, avrei avuto una spinta in più per farlo, così ho mollato.

Poi tutta una serie di cose: la stanchezza perenne, le notti di sonno sempre interrotto, il corri corri a destra e a sinistra, tutto questo mi faceva solo pensare che mai e poi mai avrei potuto prendermi come impegno quello di iscrivermi a qualche attività fisica in palestra e andarci con costanza.
Mi dicevo che non ce l'avrei mai fatta!
E invece...

Una serie di circostanze astrali mi hanno fatto invece capire che ce l'avrei fatta e che forse mi sarebbe anche piaciuto.
Ho pensato: qual è l'attività sportiva che, in questo momento, mi potrebbe piacere?
Non mi sono vista inguainata di body e leggins a sgambettare, a salire e scendere da uno step, o con il sederone all'aria a fare spinning, proprio non faceva per me.
Mi serviva qualcosa di "soft" da cui iniziare, qualcosa che apparentemente non mi facesse sentire la fatica e il sudore.
Acqua. Ci vuole stare nell'acqua!
Nell'acqua pesiamo tutti la metà! E non si suda!
Quindi ecco maturare la decisione della piscina.

Da ottobre, dicevo, riesco ad andarci con una media di quasi 3 volte a settimana.
Sono contenta. Veramente.
La mattina, accompagno i bimbi a scuola e prima di entrare in ufficio, mi prendo un'ora da tutto e da tutti e mi immergo in piscina. Non penso a niente: stacco cervello e cellulare.
Mi rilasso. Sgambetto e faccio qualcosa soltanto per me, che mi carica, che, paradossalmente, anche se l'istruttrice ci strizza per benino, mi dà ancor più energia.
E mi sento bene.
Inizialmente credevo che non ce l'avrei fatta.

E da quando faccio questa cosa per me, per la mia salute, mi sento con più energie, con più voglia di fare, il tutto è un incastro millimetrico di impegni, distanze e cose da fare, ma adagiarmi dietro a scuse varie, mi faceva fare meno della metà di quello che riesco a realizzare ora e neanche stavo bene.

venerdì 27 febbraio 2015

Torta Spiderman

Dopo tutto l'allestimento della festa a tema Spiderman, dopo avervi parlato della mega sorpresa che abbiamo fatto al festeggiato (di cui ancora parla!) ospitando proprio lui, il suo supereroe preferito nel momento topico della festa stessa, adesso vi parlo della torta.

A dire il vero, ho spulciato parecchio la rete.
Pinterest è colmo di capolavori di zucchero a tema Spiderman, c'è solo che l'imbarazzo della scelta, ma bisogna anche avere una certa praticità con questo tipo di creazioni, cosa che a me, manca irrimediabilmente!

A me serviva qualcosa di pratico, veloce, semplice da realizzare e senza troppi passaggi e troppa manualità.
Così è nata la mia torta spiderman.
Un pan di spagna farcito con una crema alla ricotta e gocce di cioccolata, colorata di blu, uno dei due colori di spiderman e ricoperta da un frosting rosso su cui ho disegnato grossolanamente una ragnatela.
Al centro della torta non poteva mancare lui: Spiderman!

Massimo è rimasto soddisfatto e più che contento della torta: "Mamma, è mia quetta totta? E' bellissshima!"
Coredemamma!

Ingredienti per il pan di spagna per uno stampo da 28 cm:
250g di zucchero
4 uova
150g di fecola
150g di farina 00
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
mezzo bicchiere di olio di semi
mezzo bicchiere di latte intero

Per la farcitura: 250g di ricotta, un paio di cucchiai di zucchero, colorante alimentare blu e gocce di cioccolata fondente a piacere
Per la copertura della torta spiderman: 500g di mascarpone, 100g di zucchero a velo, colorante alimentare rosso (parecchio!)
Cioccolato fuso, o preparati già fatti di cioccolato fuso (va bene anche quella specie di sciroppo che si usa sopra il gelato)

Procedimento per la Torta Spiderman
Montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. Riporli quindi in frigo.
In una ciotola capiente montare bene i tuorli d'uovo con lo zucchero, continuare a montarli per svariati minuti.
In un recipiente setacciate insieme la farina, la fecola e il lievito.
Unire quindi nel composto delle uova e zucchero, gli ingredienti secchi alternati con un goccio d'olio e uno di latte, fino a che non finiscono. Continuare ad amalgamare bene, sempre con le fruste. Il composto deve risultare bello spumoso e chiaro.
A quel punto, riporre le fruste e procedere ad amalgamare gli albumi d'uovo montati, insieme al resto dell'impasto, mescolando delicatamente, cercando di non farli smontare.
Versare il tutto nella teglia ben imburrata e far cuocere in forno a 180° per circa 40 minuti. Fare comunque la prova dello stecchino.

Una volta che la torta è cotta e che si è fatta ben raffreddare, toglierla dalla teglia e bagnarla con un po' di latte, quindi si può procedere a farcirla con la crema formata dalla ricotta, zucchero e colorante blu, tutto ben amalgamato.

Ricoprirla quindi con uno strato di crema al mascarpone, preparata in precedenza, amalgamando bene il mascarpone con lo zucchero a velo ed il colorante rosso.
Quando la torta è tutta ricoperta di rosso, si possono disegnare le ragnatele nere sopra, utilizzando la cioccolata fusa.
E insomma... la torta è buona e incontra i gusti dei più piccini, quindi, obiettivo raggiunto!

Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

Dai uno sguardo anche a...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...