"Mamma, lo so che ti scoraggi quando trovi le mie impronte su mobili e muri, rallegrati però perchè sto crescendo e rimarranno un ricordo solamente, perciò io ti regalo le mie impronte perchè tu possa un giorno ben lontano vedere com'erano piccole le mie mani al tempo in cui cercavano la tua."

lunedì 28 luglio 2014

Malania, pavor nocturnus e distacco dalla sorella

E' da un po' di tempo che Melania si sveglia durante il suo primo sonno in preda a delle grida isteriche, dimenandosi per casa, correndo, sbattendo i piedi e piangendo disperata.
La cosa, confesso, inizialmente mi ha spaventato tantissimo, perchè la piccola sembra davvero inconsolabile in questi momenti, ma poi mi ha fatto sprofondare in un grande senso di impotenza: non si riesce a calmarla in questi momenti, non c'è nulla che io, o il papà, possiamo fare o dire, che tanto le cose sembrano peggiorare se anche solo la tocchiamo.
Continua a urlare di essere lasciata in pace, di voler scender, di voler andarsene...
E sono urla agghiaccianti. Fidatevi.

Allora, abbiamo cominciato ad analizzare la cosa.
Grazie all'aiuto della rete, ho letto questo articolo in merito, di una mamma che pure ci si era imbattuta ed ho ascoltato tante testimonianze di mamme che hanno attraversato questo momento, che pare si chiami pavor nocturnus e le cui cause sono un po' tutto e un po' niente.
In realtà, abbiamo anche pensato a cosa fosse cambiato nelle ultime settimane, tanto da poter destabilizzare la bambina.
Sicuramente, l'evento che è cambiato è stata la chiusura della scuola e l'andata al centro estivo.
Insieme alla sorellona.
Altri grandi cambiamenti non ci sono stati.
Tutto fila alla stessa maniera: Massimo che rompe come al solito e richiede tutte le mie attenzioni, capricci e battibecchi tra sorelle, tabella di marcia sempre fitta tra casa-centro estivo-lavoro eccetera.
Sicuramente una componente di stanchezza c'è: Melania era abituata a schiacciare un pisolino anche alla materna, fosse solo di mezzora, ma è quel che le serviva per ricaricare le pile, al centro estivo veniva caricata a pallettoni.

Allora cosa diavolo poteva essere?
Ho parlato con le ragazze del centro, che sono particolarmente attente e sensibili, magari avere un parere di una persona "esterna", poteva essere utile.
E Azzurra mi ha infatti dichiarato che ha osservato attentamente Melania: lei soffre della lontananza e del distacco della sorella, quando Miriam manifesta la volontà di starsene un po' per fatti suoi, oppure di voler stare con qualche altra amichetta, Melania ne soffre tantissimo, a volte si offende, a volte si allontana piangendo, altre recalcitra e manifesta la sua rabbia, insomma, non la prende mai bene.
Mi ha chiesto poi Azzurra di come fossero le dinamiche in casa ed ho riconosciuto, in effetti, questo tipo di reazione di Melania, anche se non così enfatizzata, ma sicuramente perchè io sono presa da altre mille cose quando sono in casa e non riesco a concentrarmi su loro.
A quel punto, mi sono sentita in colpa: possibile che non mi sono resa conto prima?
Effettivamente, è anche da un po' che, per aiutare Miriam ad accettare il fatto che da settembre comincerà la scuola elementare, quindi nuova struttura, nuove maestre e nuovi compagni, sottolineiamo spesso questo suo passaggio e, inevitabilmente,  Melania deve aver vissuto questa cosa come un più forte distacco dalla sorella: da settembre non staranno più nella stessa scuola, non si incontreranno più in giardino a giocare, o a mensa, o quel saluto veloce al bagno. Così, Melania, in silenzio, sta affrontando questo distacco da sola.
Che posso fare?
Azzurra mi ha detto che è del tutto normale, che è una fase di passaggio, di crescita e anche di accrescimento della propria autostima: mentre prima Melania è entrata a scuola come sorella di Miriam, ora sarà soltanto Melania.
Mi ha consigliato di non mettermi in mezzo a queste dinamiche tra sorelle, perchè sta a loro trovare un nuovo equilibrio, un modo per riuscire a ritrovarsi.
Questo vuol dire... crescere.

E intanto, al centro estivo, per esorcizzare la paura, per scacciare gli incubi e per favorire l'arrivo dei bei sogni, hanno costruito l'acchiappa sogni


ed il barattolo della calma, che se si agita bene prima di andare a dormire, fa sprigionare una magia che protegge il sogno dei bambini


... ne ho parlato anche col pediatra, che mi ha consigliato delle goccine di camomilla e melatonina.
Sarà tutto un insieme di cose, ma pare che i fenomeni di pavor nocturnis stanno diradandosi...

giovedì 24 luglio 2014

Un aiuto per lo spannolinamento

Ebbene, posso dichiarare con quasi tranquillità, che lo spannolinamento di Massimo (il mio terzo ed ultimo spannolinamento, lo giuro!), è avvenuto con successo (più o meno!).
Ho seguito tutte le mie regole, mi sono armata di tanta santa pazienza (tanta), ho dato fondo a tutte le mie risorse e abbiamo colto i primissimi segnali del bambino di voler crescere, di voler fare da solo, di voler essere come le sorellone.


Così, eccoci qui, adesso la mia scorta di pannolini è drasticamente diminuita (era ora!), perchè lo usiamo soltanto di notte.
Cosa ho introdotto di nuovo in questo spannolinamento?
Una cosa comodissima, che mi ha fatto conoscere mia sorella, per prima, che lei si portava dietro in qualsiasi circostanza, quando si andava fuori casa, con la sua prima bimba.
Ecco qui: vi presento il vasino-riduttore da viaggio Ekko di Damblè, il vasino portatile, il vasino prêt-à-porter, il vasino da viaggio, il vasino che lo piazzi dappertutto, in ogni lago, in ogni mare... insomma, una comodità infinita.
Si chiude e con la sua borsetta si rifila dappertutto.



Si usa inserendo un sacchettino di plastica al suo interno, in modo che i bisogni vengano raccolti direttamente nel sacchetto, pronti per essere buttati nel primo secchio a portata di mano.


Igienico: non siamo costretti a frequentare bagni pubblici che, con bambini piccoli, sappiamo bene cosa significa: è difficile far stare le loro manine lontano dallo schifo che si riesce a vedere in giro... e soltanto per questo, il vasino pret-a-porter è una mano santa!
E poi, è molto pratico: non dobbiamo correre a destra e a manca e consumare caffè in ogni bar del circondario se vogliamo usare il bagno.
Ne guadagna anche la nostra salute, non credete?

E' vero, se ne può fare tranquillamente a meno, come ho fatto per le mie altre due bimbe e sono sopravvissuta benissimo, ma una volta che lo si conosce e se ne capiscono le comodità, allora, è tutta un'altra storia. Tra l'altro, non solo è un aiuto per lo spannolinamento, ma è comodo anche dopo. Le mie bimbe ancora lo usano quando siamo fuori casa.
Ad esempio, in questo periodo, lo sto tenendo fisso nella cabina della spiaggia... in pratica, i miei bimbi hanno il loro bagno personale. Che lusso, eh!?
Insomma, questa è una piccola-grande comodità che la vita, può sicuramente migliorarla.

mercoledì 23 luglio 2014

E' facile fare la mamma... se sai come si fa

Ho conosciuto una persona, una bella persona, una mamma, una tata, un personaggio televisivo, ma anche una esperta in educazione infantile, una maestra... insomma, una tuttofare, come soltanto le mamme sanno essere.
Ho conosciuto Francesca Valla, in arte Tata Francesca... sì, una delle tate televisive che tanto non sopporto. Ma mi sono ricreduta, almeno su di lei.
E vi spiego il perchè.
Andiamo per gradi.

L'ho conosciuta di persona qualche settimana fà, il feeling è risultato immediato tra noi, in pratica, ci si scambiava opinioni, pensieri e impressioni come se ci si conoscesse da una vita, sintonizzate sulla stessa lunghezza d'onda. Mi sono chiesta: "Possibile? Io? Con Tata Francesca?".
Sì, possibile.

Presa dalla curiosità, ho quindi deciso di leggere il suo libro: E' facile fare la mamma... se sai come si fa.
Mentre lo stavo leggendo, mi è stato chiesto poi di intervistare proprio lei, Francesca.
Non me lo sono fatto ripetere due volte, ma ho voluto aspettare di finire di leggere il libro, mi incuriosiva e mi stava piacendo: volevo avere un quadro completo.



Così. Un bel pomeriggio grigio di luglio, alle 15.00 la chiamo e si comincia l'intervista.
Lei risponde sussurando, con un filo di voce, perchè la bimba stava schiacciando il suo pisolino pomeridiano, si allontana quindi dalla stanza.
Stanno al mare, in vacanza e lei si ritaglia un paio di ore di tempo per se e per il suo lavoro soltanto nei pomeriggi, il tempo in cui la bimba riposa.
E' stata un fiume in piena di parole, emozioni... una piccola, grande lezione di vita e un bagaglio di spunti di riflessione.

Francesca, la cosa che mi è assolutamente più piaciuta del tuo libro è che non è il solito "manuale delle istruzioni" su come far funzionare un bambino, ma è più un insieme di suggerimenti che dai a noi genitori su come riuscire a capire certi meccanismi, certi comportamenti e per entrare in sintonia con i nostri figli. Infatti, la parola chiave di tutto il libro è "EMPATIA".
Sei arrivata a questo ora che sei mamma, oppure usavi l'empatia anche prima?
Sì, grazie che hai colto questo aspetto, in effetti ho da sempre cercato di entrare in empatia con i bambini: sono una maestra, una educatrice da ben 23 anni, ed ora ho la fortuna di educare mia figlia.
Solo con l'empatia riesco ad entrare in sintonia con i bambini e a tirare fuori il meglio da loro, a catturare la loro attenzione e ad entrare veramente in contatto con loro.
Chi educa i bambini, chi lavora a stretto contatto con loro, è importante che impari innanzitutto ad ascoltare e a rispettare ogni singolo bambino, con ogni sua particolarità, ogni sua differenza e questo è possibile soltanto se si è empatici.
Tramite l'empatia si capisce anche come è meglio intervenire e non esiste un metodo universale che vale per tutti i bambini, è per questo che il libro non dà istruzioni per essere dei buoni genitori, perchè non esistono, ma solo cerca di aiutare e di dare idee, proprio perchè non esiste un percorso prestabilito su come diventare una buona mamma, siamo tutte buone mamme.

Un'altra cosa che ho apprezzato molto è stato il fatto che, ora, da mamma, sei ritornata su alcune tue convinzioni che avevi in qualità di Tata. Sai, non ho mai apprezzato quel genere di trasmissioni televisive che trattano il bambino come un robot e che fanno sembrare semplice qualsiasi cosa: seguendo rigide regole universali e facendo sentire sbagliato chi non adotta una certa linea. Non funziona così, a mio avviso.
Il tuo tornare indietro sui tuoi passi e rivedere questioni come il cosleeping (il dormire nel lettone con i genitori) è stato da me, molto apprezzato.
Sì. Fermo restando che durante il primo anno di vita di mia figlia ho seguito alla lettera le norme anti SIDS (ndr), poi... ho un po' fatto come me pareva (come dite voi a Roma!).
Il segreto è che bisogna stare bene prima di tutto noi mamme, perchè se stiamo bene noi, allora ne acquista di serenità anche il bambino e, in generale, tutta la famiglia. Quindi, ho fatto come mi dettava il cuore. Oggi mia figlia dorme nel suo lettino, ma... ben vengano le incursioni nel lettone di mamma e papà. D'accordo l'autonomia, l'indipendenza, ma via libera anche alle "trasgressioni" delle regole, soprattutto in vacanza!
Tutto quello che viene fatto con amore e in virtù dell'amore, va bene. Non esiste altra perfezione. Le regole non sono perfette.
Anche gli educatori, soprattutto nella scuola materna e primaria, anzichè pensare a dettare regole rigide e a sottolineare soltanto i punti che non vanno, dovrebbero invece evidenziare i punti di forza del bambino. Io, da maestra, dico quello che va, non quello che non va.
Ci sono altri aspetti su cui ti sei un po' ricreduta, ora che sei mamma?
Sì, certo... tutti i giorni. Rivedo ogni aspetto man mano, lo adatto a mia figlia, alle circostanze. Quello che io chiamo "la competenza del cuore" fa in modo che io riveda tutto di volta in volta.
Noi dobbiamo pensare che qualsiasi cosa facciamo o diciamo, qualsiasi nostro atteggiamento, ha sicuramente una ripercussione su nostro figlio, è per questo che dobbiamo comportarci di conseguenza!
Sia nel libro, ma soprattutto di persona, Francesca, sei una persona piena di energia, ma pacata, sempre solare, sorridente, piena di buoni suggerimenti... ma tu, detto tra noi, la pazienza, la perdi mai????
(sorride!)
Capita di arrabbiarmi, ovvio, e quando capita sono parecchio incisiva. Ma sia i miei alunni a scuola e sia mia figlia, sanno che ho un sacco "virtuale" della pazienza. Quando comincia a scarseggiare, quando ne rimane solo qualche briciola, allora li avverto che si sta per esaurire, quindi i bambini sono avvisati e cercano di agire di conseguenza.
Ma tutto sommato, mi reputo una mamma fortunata, non una brava mamma, ma una mamma fortunata sì, perchè mia figlia è una bambina veramente adorabile, non c'è bisogno di tanta pazienza con lei.
Nel tuo libro, suggerisci spesso di ricorrere a canzoncine, filastrocche e storielle per affrontare la routine di tutti i giorni, per esorcizzare paure, per insegnare qualcosa... Non è che ne faresti una raccolta per genitori poco fantasiosi come me e la pubblichi?
Ma io l'ho scritto un libro di filastrocche!!!!
(Ecco... bella figura che ho fatto!!!!)
In realtà racconto una storia diversa ogni sera, perchè la mia bimba non si accontenta della stessa storia tutte le sere, certo che no. E così, questo è il periodo delle storie sui mostri, ma sono mostri divertenti i nostri, fanno ridere, molto ridere, così non fanno più paura!
Una cosa che fa ridere, non può più far paura, no?
Un altro importante suggerimento che dai nel tuo libro è "Ricordo quando ero bambina": troppo spesso ce lo dimentichiamo, ma perchè?
Viviamo in un eterno presente, non abbiamo tempo per fermarci a ricordare, non c'è più tempo per la memoria, come invece avevano i nostri nonni.
Ad esempio, questo periodo, delle vacanze, è importantissimo: mi fermo a valutare quanto è stato fatto finora, quello che è stato, e valuto anche il futuro, quello che sarà.
Oggi non abbiamo tempo per riflettere sul passato, ma neanche sul futuro, è per questo che non ricordiamo più di quando eravamo noi stessi bambini.
In realtà, una delle mie regole del cuore è la grande rivoluzione della maternità, che si concretizza solo se si riflette su quella che è stata la propria infanzia: per poter migliorare quanto è stato fatto, riprodurre quello di buono che abbiamo ricevuto, il tutto nell'ottica di rendere nostro figlio un individuo sereno, felice, capace. Ma per felice si intende felice di se stesso, in grado di accettarsi così come è, con i propri pregi ed i propri difetti: questo è quello che veramente vuol dire avere una buona autostima.
Una ultima domanda, forse un po' più malinconica. Nel momento in cui si diventa mamme, si viene sopraffatte da tante ansie, timori: paura di non essere all'altezza, paura di non fare la cosa giusta. Queste paure, spesso, vengono amplificate perchè ci si sente sole, quasi abbandonate da istituzioni, assistenza, a volte distanza fisica dai propri cari. Tu, quando sei diventata mamma, ti sei mai sentita sola?
Anche io ho le difficoltà da affrontare tutti i giorni.
Da mamme, c'è sempre qualcosa che preoccupa, qualche motivo per cui si è in ansia, in apprensione. Sono sempre stata felice per quello che la vita mi ha dato e continua a darmi, ma non per questo non ho avuto i miei momenti di difficoltà. Il momento più impegnativo della mia vita è stata la nascita di mia figlia: avevo i riflettori puntati addosso, un sacco di aspettative su di me: ero una educatrice, una tata, figurati che mamma perfetta sarei stata? E da qui, il titolo, ironico, del libro. Avevo, ed ho ancora, tanti timori di non riuscire ad essere come si aspettavano gli altri da me.
Il mio grande supporto è stato ed è, il mio compagno, ma la paura di non farcela c'è sempre, con quella una mamma impara a convivere.
La mia fortuna è certamente di avere una componente caratteriale che cerca sempre di trovare il lato bello delle cose, un po' come Mary Poppins, e che non si abbatte facilmente. Certo, la fatica a volte è tanta, anche la stanchezza, ma anche tanta è la gioia. E l'importante è tenere ben presente l'obiettivo: la serenità di tutti.


lunedì 14 luglio 2014

Forse era meglio stare a casa?

Qualche anno fa, poco più di un paio, avevamo deciso di trascorrere un finesettimana lungo fuori, noi con le bimbe.
Eravamo così contenti di poter fare una mini vacanza, non troppo distante da Roma, ma comunque, al di fuori dei nostri soliti giri e lontano dalla solita routine!

Insomma, all'inizio tutto era andato bene, come può andare con due bambine piccolissime: eravamo partiti con i soliti nasi colanti e tossette varie, ma mai avremmo immaginato di incorrere all'impossibile che da lì a pochi istanti si sarebbe scatenato!

In particolare, Melania era un periodo che era insolitamente inappetente e la notte si svegliava per qualche disturbo che non riuscivo a capire, non ho dato troppo peso alla cosa, perchè comunque, febbre e altri sintomi particolari non ce n'erano, quindi siamo partiti senza farla visitare dal pediatra, e quanto me ne sono pentita di questa cosa!

Durante tutto il percorso in auto, la bimba, non ha fatto altro che vomitare e lì, ho dato la colpa al mal d'auto, anche se non aveva mai sofferto di questa cosa prima e cercavo di non abbattere il buonumore della gita.
Poi, però, la cosa ha continuato anche una volta arrivati a destinazione e il tutto si stava aggravando: come ingeriva una qualsiasi cosa (liquida, solida, medicine, sali, etc.) tutto veniva di nuovo tirato fuori, ed erano ormai quasi 48 ore che la cosa andava avanti (sì, era iniziata già da casa! Madre snaturata che sono!).
Ho cominciato a preoccuparmi seriamente. Anche perchè era comparsa anche la febbre.
Ovviamente alta.
Ovviamente di notte.
Ovviamente in un posto dove non conoscevamo nessuno.
Ovviamente il panico ha preso il sopravvento. Non sapevamo neanche da dove cominciare a cercare il numero di una guardia medica, ma dopo i primi attimi di offuscamento delle vie neuronali, l'abbiamo trovato.
Insomma, abbiamo chiamato la guardia medica notturna (e non vi dico il salasso!), che venne e le diagnosticò delle placche in gola particolarmente purulente e dolorose, tanto da causarle quegli atti di vomito continui, quella inappetenza e quelle crisi di pianto inconsolabile e la febbre. Prescrisse degli antibiotici da fare attraverso delle punture, visto che la bimba non riusciva a ingurgitare nulla.


Punture?!??!?!? E chi era (ed è) in grado di farle? 
Non certo io. E neanche Marco!
Insomma, non avrei mai iniziato la mia carriera da infermiera proprio in quella circostanza e proprio sul culetto di mia figlia piccola, no?!
Abbiamo chiesto al dottore se, magari, conosceva qualcuno o se proprio lui stesso poteva farcele: la risposta è stato un semplice e secco: "No, non sono autorizzato a farlo e basta comunque chiedere ad una farmacia la lista degli infermieri che possono aiutarvi in questo senso!".
Bene... dovevamo aspettare quindi la mattina successiva.
Armati di una buona dose di pazienza, ci siamo prima rivolti al centro prelievi che avevamo lì vicino, illusi del fatto che forse lì avremmo trovato una qualche persona di buona volontà capace di fare una iniezione ad una bambina di 2 anni.
Illusi, infatti.
Risposta negativa: nessuno si prendeva la responsabilità, neanche con tanto di prescrizione medica davanti, niente.
Cominciavamo veramente a preoccuparci. Come avremmo fatto?
E in tutto questo, la vacanza, non vi dico: era andata alle ortiche, se non altrove!

Ci rechiamo alla prima farmacia disponibile: finalmente trovo una persona umana a cui, molto probabilmente, ho fatto veramente pena: mancava poco che scoppiassi lì davanti a piangere a fontana, tanto era la mia disperazione e il mio senso di smarrimento totale.
La farmacista mi fa sedere (forse mi ha misurato pure la pressione, non ricordo, stavo singhiozzando!) e poi mi conforta dicendomi che avremmo trovato in qualche modo la soluzione e mi dà un foglio di carta con una lista di infermieri abilitati e non che si recavano a domicilio a fare iniezioni e quant'altro.

Una lista di una trentina di nomi.
Riprendo colore, ringrazio e afferro il telefono per cominciare a telefonare.
Il primo, non risponde.
Il secondo dice che non se la sente di fare una iniezione ad una bambina così piccola.
Il terzo, idem, come sopra.
Il quarto: numero inesistente.
L'ansia ricomincia a crescere.
Il quinto: un centralino, che mi rimanda ad un altro numero, che ovviamente non risponde.
Il sesto: risponde, ma dice che non è disponibile prima di 3 giorni, tra turni da fare e appuntamenti vari. 
Vado avanti così.
Fino a quando, verso la fine della lista (avevo le mani che mi tremavano!) mi risponde una infermiera professionale che mi dice che non c'erano problemi e che sarebbe venuta anche immediatamente.
Bingo!
Finalmente poi bussa alla porta e la conosciamo: era una donnona immensa, altissima e robustissima e di colore.
Avete presente la Mami di via col vento? Ecco, lei!
Ora, non che le mie figlie, nè tantomeno io, siamo razzisti, ma immaginate una bambina di due anni, immaginate quanto possa essere picciosa e capricciosa quando sta poco bene, immaginate che debba fare una iniezione... e immaginate che si vede avvicinare una montagna di donna del genere.
Ecco, sì... l'abbiamo dovuta tenere in tre... 
al solo ricordo di quegli istanti mi vengono ancora i brividi e ancora sento le sue urla di terrore.

Ma poi, è stata quasi subito bene, la mia piccola Meli... già dopo 12 ore, l'antibiotico cominciava a fare effetto: febbre abbassata e vomito scomparso... il guaio è che l'abbiamo dovuta far venire per altre due volte alla Mami di via col vento... e poi, siamo tornati a casa. Mai come quella volta: CASA DOLCE CASA.

Ecco, magari, in questa circostanza, avrei fatto meglio a stipulare una assicurazione Allianz Global Assistance, almeno per avere qualche riferimento certo immediato e non quel senso di impotenza e di smarrimento.
Magari.

martedì 8 luglio 2014

Nuovi rapporti sociali, non "social"

Estate. Caldo. Cicale.
Pomeriggio.
Tapparelle mezze abbassate.
Gelato finito. E finita anche la dose di pazienza.
Parchetto troppo assolato ancora, e troppo malmesso, ahimè.
Voglia di prendere l'auto e andare via, non pervenuta. O meglio, ci starebbe pure, ma da sola, senza nanerottoli al seguito che litigano, si punzecchiano e sono un continuo: "mamma, mamma, mamma, mamma, ...." (aiutatemi a ripetere, perchè il mio solo copia e incolla non basta!)

Così, un po' per caso e un po' no, siamo scesi in cortile, che in quelle ore è ombreggiato e anche leggermente ventilato. Tutti insieme.
Tra l'euforia dei bambini che neanche avessimo proposto loro di andare sulla ruota panoramica dell'Eur, e la nostra liberazione nel non dover ancora separarli dall'ennesima zuffa, siamo scesi.

E nemmeno a farlo apposta, una volta giù, incrociamo un papà con il nostro stesso sguardo stanco, con il nostro stesso andamento ciondolante, le ciabatte e i pantaloncini... e altri 3 nanerottoli che giocavano, poco distanti da lui.
Gli si illumina lo sguardo quando ci vede, non ci eravamo mai incrociati prima.Perfetti sconosciuti, nel nostro affollato alveare.
Durante l'inverno si hanno tutti, più o meno, gli stessi orari di marcia e difficilmente si associa chi è figlio di chi e cosa fai, dove vai, eccetera. Difficilmente alzi lo sguardo per osservare in faccia chi prende l'ascensore con te.
D'estate, invece, i ritmi sono completamente diversi: i bambini sono liberi dai loro mille impegni di scuola, compiti, palestre e piscine e devono combattere con la NOIA.
Questa sconosciuta: LA NOIA!

E sì, che con altri due fratelli in giro per casa, di noia ce ne sta ben poca, però abbiamo scoperto che è diffuso il sentimento di MAI SODDISFAZIONE. Anche con 100 fratelli, ci si annoia. Incredibile, eh!?

Ebbene, sono nate amicizie, affinità, scoperte nuove.
I bimbi hanno un nuovo amico del cuore, una nuova amica a cui confidare segreti, un compagno per giocare a pallone.
Il caso ha voluto che ci sia una distribuzione uniforme di età tra i bambini: dai 2 agli 8 anni ci sono almeno un paio di bimbi equamente distribuiti.
A i nostri 6 bimbi, se ne sono poi aggiunti altri due e poi un'altra ancora.
E a noi genitori, si sono aggiunti altri due genitori e una nonna.
E alle nostre lamentele di caldo, tempo pazzo, bambini isterici, si sono aggiunte le loro lamentele.
E a queste poi, si è fatto subito spazio ai pettegolezzi di condominio... alle frecciatine lanciate, non per caso, al tizio che butta l'immondizia quando non dovrebbe, a caio che si lamenta di tutto e di tutti, al vicino che non sopporta i bambini...

E tra un discorso e l'altro, si scopre che sul prato del cortile, nasce una quantità infinita di menta selvatica, che profuma tantissimo e che non avresti mai riconosciuto, se non dall'odore famigliare che ti riporta indietro nella tua vita precedente, in cui i tuoi aperitivi erano fatti di mojito e patatine fritte. E poi si parla di cucina, di interessi, di preoccupazioni, di gite, di progetti, di voglia di fare...

Insomma, stanno nascendo nuove amicizie, nuovi rapporti sociali, non social.
Rapporti concreti, che trovano la loro realtà quando prima di cena, ti bussano alla porta con un contenitore pieno di zucchine alla scapece, fatte dalla nonna napoletana, con la menta raccolta insieme.
Adoro.

giovedì 3 luglio 2014

Al mare, tra ragazze

Mi sono concessa una piccola pausa: una due giorni senza ufficio, orari e lavoro, senza corse e scrivania da occupare.
Mi sono concessa un lusso: andare al mare, non da sola, ma con le bimbe per due giorni da pendolari...
Già, le bimbe, le mie bimbe che ormai sono grandi e gestibilissime e divertentissime.
Ho scoperto che al mare ci si può persino sdraiare, cosa che non ritenevo più possibile.

Sì, sono andata al mare soltanto con Miriam e Melania, che ormai non vanno più a scuola.
Dice: "E Massimo?"
Massimo è andato al nido, come sempre, fino alle 16,30.



Sono una "malamamma" per questo?
Può essere. E ce la siamo goduta un sacco!
Abbiamo giocato, fatto il bagno, cantato, preso il sole... senza dover pensare ai cambi pannolino, al momento delle ninne, ai capricci, al "ha fame-caldo-sonno", al continuo: "Non si mangia la sabbia!!!", "Non ti allontanare!", "Fatti cambiare!"...e  via discorrendo.
So che mi capite. Qualsiasi mamma di un duenne mi capisce perfettamente.

Siamo state una favola, tutte e tre: le bimbe erano euforiche, il connubio mare-mamma-tutta-per-noi è stato una miscela nuova e ci è piaciuta. Ci siamo saziate una dell'altra. Ci siamo scoperte più in sincrono di sempre.
E anche Massimo è stato una favola al suo nido, tra le braccia della sua Manu (la sua educatrice preferita), con i suoi spazi, il rispetto dei suoi momenti di pappa-nanne-cambiocacca-etc...
Sono belli questi momenti diversificati tra figli.
Perchè i figli non sono tutti uguali, non hanno le stesse esigenze... ed è giusto trattarli diversamente.
Secondo me.
E poi, anche io ho diritto ad un po' di svago e leggerezza, no?!

martedì 1 luglio 2014

Imparare a usare bene il ciuccio: ci vorrebbe una guida!

In rete esiste una giungla di mille consigli su come calmare il bambino, su come aiutarlo a prendere il ciuccio e poi a toglierglielo... e come per il ciuccio, per qualsiasi altra cosa: dal pannolino, allo svezzamento, all'introduzione al nido, al come abituarlo a mangiare un determinato tipo di alimento, al come aiutarlo a dormire da solo, eccetera...

Tutti validi consigli, ben inteso, tutti da calare nella propria situazione, rispetto il proprio bambino, tutti da modellare e da fare propri, mettendoci del proprio, perchè non è che sono delle istruzioni per un elettrodomestico.
Sono tutti suggerimenti che accrescono chi legge, che magari mostrano un altro punto di vista mai considerato, e già questo è un punto vincente per tutti, il più delle volte si tratta di consigli dettati da un vissuto, da una esperienza, quindi validi.

Ma.
Ma potrebbe essere che in questa giungla di consigli, un genitore, soprattutto se alle prime armi, si possa sentire disorientato, bombardato da mille informazioni e che non sappia discernere e prendere una posizione, capire cosa è meglio fare: "così si fa, così non si fa, se fai in questo modo non va bene, non sei un buon genitore, se fai in un altro modo invece sei il genitore perfetto..." e così via.
Magari non viene detto in maniera esplicita in questo modo, ma lo si fa capire, con velati giudizi della controparte, di chi non la pensa come noi.
Ecco. Questo è il punto di inizio della serie di sensi di colpa e di sensi di inadeguatezza in cui un genitore può piombare e da cui è difficile rialzarsi e riprendersi.
Ci sono cascata anche io, all'inizio della mia avventura da mamma: non ho allattato per molto tempo e giù a giudicare questo, ho portato presto i miei bimbi al nido, e giù a giudicare anche questo, ho vaccinato i miei bimbi, e via a giudicare e potrei andare avanti all'infinito.
Tra i vari argomenti di giudizio c'è lui: IL CIUCCIO.
Il male dei male, il peggiore di tutti i mali, il demonio, il punto di non ritorno.
Fa malissimo: all'allattamento, ai dentini, alla dipendenza, al linguaggio, all'autonomia del bambino... Senza considerare il fatto che se usi il ciuccio non sei una buona mamma, sei una di quelle che userà poi la tv come tata, che farà ingozzare i bimbi a Mc Donald's, che non preparerà con le proprie sante manine le merende e ricorrerà alle "schifezze" del supermercato, insomma, come per dire che se si usa il ciuccio non solo si è dei pessimi genitori, ma si vuole il male del bambino.

E se poi dici che partecipi anche ad un incontro con Chicco per parlare di suzione, ti ritornano indietro commenti in cui è chiaro che la Chicco sia favorevole all'uso del ciuccio, "Che vuoi che ti dicano, loro?!".

No. Non è stato così.


Durante questo incontro con l'Osservatorio Chicco e con Tata Francesca sono emersi punti che mi hanno fatto apprezzare molto questo tipo di approfondimenti:

  • Non forzare il bambino se non vuole usare il ciuccio: rispettare innanzitutto le sue esigenze, si può usare il ciuccio, ma anche no.
  • Non introdurre l'uso del ciuccio se l'allattamento non è stato ben avviato e soltanto dopo cominciare a proporglielo, ma mai intinto in sostanze edulcoranti (miele, zucchero...) perchè, non solo fanno male nei bimbi piccoli, ma perchè il bimbo deve ben comprendere che il ciuccio non è fonte di alimento, ma è "altro": per mangiare c'è il seno materno o il biberon, non il ciuccio
  • Il ciuccio non interferisce con il linguaggio del bambino, se correttamente utilizzato e se eliminato nei momenti in cui non serve (gioco, interazione con gli altri, etc.)
  • Il ciuccio non rovina i denti, se correttamente utilizzato (scelta del ciuccio opportuno in base all'età del bambino ed eliminazione del ciuccio tra i 24 ed i 36 mesi del bambino).
Ecco, quello che è emerso è: non è il ciuccio che "fa male", come si sente dire spesso in giro, ma ne è l'uso sbagliato che potrebbe contribuire a determinare alcuni problemi.
E sicuramente, alla base di tutto c'è l'ascolto. Tata Francesca è stata categorica su questo: Ascoltare il bambino, imparare a capire le sue reali necessità: il pianto è diverso se si tratta di fame, sonno, fastidi, dolore o altro. Proporre il ciuccio solo quando è necessario significa non darlo quando la necessità non è quella opportuna come ad esempio nel momento pre-nanna, ad esempio.
E sicuramente, il ciuccio si può eliminare e si può evitare di usarlo se si usa la calma.
E' fondamentale la calma della mamma: se il bambino avverte intorno a se un'atmosfera di tranquillità e rilassatezza, allora, forse per osmosi (chissà!?), piano piano si calma.

Può capitare, poi, che è proprio l'uso del ciucco che molto spesso calma la mamma (come nel mio caso, che entravo nel panico quando non si riusciva a trovare il ciuccio nel raggio di 50cm ed i bimbi avvertivano questo mio stato d'ansia), allora il bimbo troverà pace soltanto alla vista del proprio ciuccio.
La calma, è la parola d'ordine: sia per l'uso del ciuccio, sia per l'eliminazione dello stesso e sia per tutto il resto.
Come dire, che con la calma si ottiene tutto... bhè, più o meno.

Domanda per #inviaggioconChicco: Sarebbe opportuno, a questo punto, se non esiste già, pensare di diffondere una guida sul corretto utilizzo del ciuccio? Questi incontri, sono un valido punto di partenza e soprattutto, partecipare con la mente aperta e valutare quel che viene detto con spirito quanto più obiettivo possibile sono la chiave di svolta per diventare, non dei genitori perfetti, ma quantomeno "efficaci" (come dice Tata Francesca).

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sabato 28 giugno 2014

L'ultimo giorno di scuola dell'infanzia di Miriam che non c'è stato

Capita che, in via del tutto eccezionale e come primo esperimento nella storia della nostra famiglia, si vada a cena fuori una sera tutti insieme, capita che si tratta proprio della cena di fine anno scolastico di Miriam, che da settembre comincerà un nuovo ciclo di studi: la scuola primaria.
Capita che, in compagnia dei suoi amichetti e dei relativi genitori, con le loro maestre, si trascorre una serata allegra, spensierata, in cui i bimbi giocano, corrono e si divertono.
Capita, quindi, che si faccia un po' più tardi del solito e che si ritorni a casa in orari che ormai sono "proibitivi" per noi... e riscopriamo il piacere di stare fuori, di trascorrere del tempo in compagnia, al di fuori della solita cerchia di amici e famigliari.

Capita quindi che...
"OMMMMMIODDDIOOOOOO!!!! Marco alzati!!!! Sono le 08.40!!!!!"
Una serie di pensieri non riescono a trovare la via di uscita dalla mia testa, non riesco a focalizzare la situazione: mattina, tardi, i bimbi dormono, tutti, non è sabato e neanche domenica...
"OOOOOMMMMIOOOOODDDDDIO!!!!"
Ok, respiro, calma: "Ho preso un giorno di ferie per poter essere presente alla festa di fine anno al nido di Massimo."
Bene, un pensiero di meno.
Ok, respiro: "Le bimbe! Devo portarle a scuola entro le 9.00!"
Ok, non ce la farò mai.
"Bene, poco male, non andranno a scuola e verranno alla festa di Massimo con me."
...
"O no!!!! Oggi è l'ultimo giorno di scuola materna per Miriam!!! Non ha salutato le sue maestre, i suoi amici!!!"
...
silenzio, nella mia testa.
...
"Meglio così."

Odio i saluti, odio gli addii, odio quei momenti di separazione, quelli che, soprattutto, concludono un periodo pieno zeppo di bei ricordi, di belle esperienze, di belle persone conosciute, che inevitabilmente, nonostante le tante promesse di: "Ci sentiamo, ci vediamo, teniamoci in contatto..." fanno già parte del nostro passato, del passato di Miriam.
E' il suo primo grande passaggio.
La sveglio, non tanto dolcemente, visto l'orario, e poi le dico: "Miri, andiamo alla festa a scuola di Massimo".
Lei mi guarda, si vede che realizza in quell'istante che non andrà a scuola, alla sua adorata scuola e mi dice: "Mamma, promettimi però che mi porti dalle maestre a settembre, io devo salutarle!"
Certo, non ho potuto tirarmi indietro. Così, gliel'ho promesso, ma sarà diverso, sarà molto diverso a quel punto e spero che, trascorsa l'estate, il distacco sia un po' meno doloroso.

E poi la guardo, la mia Miriam, la mia bimba dolcissima e sensibilissima, che riesce a ricordare esattamente ogni istante trascorso, ogni battibecco con le amichette, ogni frase delle sue insegnanti, ogni scenetta avvenuta in quell'edificio.
Miriam, la mia bimba precisa, attenta, scrupolosa, responsabile.
Miriam, la mia bimba che è cresciuta tantissimo, che da piccola bimba chiusa in se stessa, timorosa e impaurita, è sbocciata, ora sa il fatto suo e risponde a tono, sa portare avanti argomentazioni come una donna, sa metterti con le spalle al muro soltanto con l'uso della parola.
E va bene così, va benissimo.
Con l'aiuto delle maestre, con il loro supporto, con il loro affetto, con la loro pazienza, con la loro esperienza, abbiamo fatto un percorso incredibile con Miriam: hanno capito le sue difficoltà, le sue paure, le sue insicurezze e ci hanno aiutato tanto a capire e a superare le piccole-grandi difficoltà che ci si sono parate davanti in questi 3 anni, che non sono affatto volati, sono stati pesanti, faticosi, pieni di salti mortali, ma sono stati GRANDIOSI!

Sono convinta che Miriam avrà sempre spazio nel suo cuore per le sue adorate maestre, ci si rifuggerà e ci troverà consolazione nei momenti di sconforto, perchè da loro ha avuto sempre affetto, un abbraccio, incoraggiamento... è sempre stata compresa, aiutata, capita. E' sempre stata rispettata, accettata, valutata per quel che era.

Una nuova avventura sta per cominciare. E la vogliamo iniziare col sorriso, senza lacrime e addii, perchè la maestra Renata e la maestra Claudia sono sempre con noi!


giovedì 26 giugno 2014

Come fare la pasta di mais

A volte capita di non avere del pongo in casa, di quello che si compra e magari capita anche di avere voglia di impiastricciare e di creare noi stesse qualcosa, se questo, poi, si combina con la voglia di giocare che hanno sempre i bambini, allora siamo spacciate!
Ho trovato il modo di tenerli buoni almeno per parte del pomeriggio con questo composto: la pasta di mais colorata fatta in casa.
Facilissima, coloratissima e molto pratica.
Tanto per iniziare, gli ingredienti sono pochi e poi la resa è veramente sorprendente.


A differenza della pasta di sale (anche questa semplicissima da preparare), mantiene i colori brillanti, anzi, si accentuano man mano che il lavoretto si asciuga e poi, altro punto a suo favorissimo è che non va cotta, nel senso che, una volta che si asciuga all'aria, il lavoretto E' FINITO!!!!
Vi rendete conto?

Soprattutto in queste giornate di calore, mi ci vedete ad accendere il forno per dei lavoretti?! Su, dai, proprio no!
Quindi, ho deciso che la pasta di mai la adoro.



Ingredienti per la pasta di mais colorata

2 bicchieri di maizena
2 bicchieri di colla pritt vinilica
2 cucchiai di olio di vasellina
1 cucchiaino di essenza a piacere (facoltativo, serve soltanto per dare un profumo alla pasta di mais)
colori a tempera a piacere



Procedimento:
In una ciotola mettere tutti gli ingredienti (tranne le tempere) ed amalgamare bene, verrà fuori un composto, rendetelo quanto più omogeneo possibile.
A questo punto, dividetelo in mucchietti differenti, tanti quanti sono i diversi colori che si vogliono realizzare.
Ad ogni palletta di pasta, aggiungere un quantitativo di tempera e amalgamare, fino a che il colore diventi uniforme.
Per conservare la pasta di mais, le diverse pallette colorate devono essere ben avvolte nella pellicola trasparente.

Dopo, una volta realizzata la nostra creazione, lasciarla asciugare all'aria il più possibile (anche due giorni!), i colori diventeranno anche più brillanti e accesi.
Alla fine, se si vuole fare le cose da perfezionista, si può passare una mano di lucido, per lavori del decoupage e il lavoro è finalmente ultimato.
Ma per i bambini, tutti questi passaggi sono del tutto inutili, loro si divertono ad usare questa pasta di mais come un banalissimo pongo e amen!

mercoledì 25 giugno 2014

Il Teorema di Pitagora con i travasi

Abbiamo già parlato del Teorema di Pitagora e ne ho segnalato una dimostrazione tramite una immagine animata, ma questo video è di una potenza e di un'efficacia straordinarie.
Basta vedere come è immediato per scoprire che questa è la vera dimostrazione empirica di quanto ennemila formule hanno cercato di imprimere nella nostra mente, a volte con scarsi risultati.

In questo video si vede la forza dei numeri, che tutto è dimostrabile attraverso delle equazioni e un susseguirsi di passaggi.
Si nota la potenza che sta dietro a qualsiasi fenomeno.
A volte non si comprende, a volte non la si afferra, ma sta lì, a portata di mano, basta solo allungarla per afferrare il significato che sta dietro, basta solo aprire la mente e gli occhi. E' lì.

Grande applauso per chi ha pensato a girare questo video del Teorema di Pitagora, che, tra l'altro, vanta un sacco di condivisioni, altro effetto "virale" della matematica, no?

Qui si vede come il liquido contenuto nei 2 quadrati costruiti sui cateti di un triangolo rettangolo riempie perfettamente il quadrato costruito sull'ipotenusa del triangolo stesso e viceversa.
Immediato, semplice.


Pensieri e massime varie che ho fatto miei!

Affrontare il mare in tempesta su un guscio di noce, ma farlo mano nella mano, è più facile che non da soli..

Nella vita c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare che stirare. E se non c'è, bisogna lavorare sulla propria vita.

Quando distribuivano il talento della perfetta massaia io sono andata un attimo in bagno.

Per cogliere tutto il valore della gioia devi avere qualcuno con cui condividerla (M. Twain)

L'amore per la lettura è uno dei regali più belli che una mamma può fare. (L. Salemi)

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