Mi è appena adesso arrivato un sms... un sms di una mia carissima amica che non porta una buona notizia: il papà non c'è più... se lò è portato via un male maledetto e ingiusto (quali mali poi siano giusti, non si sa!)...
Un carico di sentimenti mi ha attanagliato: tristezza, dolore, mancanza del respiro, nodo in gola...
un altro pezzettino della mia gioventù se ne è andato... come tanti altri pezzetti... se ne è andato pure lui.
E poi penso a lei, a lei che si deve fare forza, perchè anche lei ha due bimbi piccoli a cui badare, per questo non potrà concedersi il lusso di digerire la cosa con calma (per quanto una cosa del genere, non la si digerirà MAI!), non potrà concedersi un sano pianto liberatorio quando ne avrà voglia...perchè ci saranno quei due batuffoli impauriti che fisserebbero i loro occhi sulla mamma interrogandosi di quelle lacrime...
E così riaffiorano anche i miei ricordi, il mio vissuto... la mia esperienza, molto simile alla sua... a quei momenti interminabili, sospesi, immobili.
A quanto avrei desiderato la guarigione e a quanto invece poi ho desiderato che finisse tutto quanto, perchè non era più lui, il mio papà sdraiato in quel letto... nel suo letto, circondato da tutti i suoi affetti, da tutto l'amore e la dedizione che gli si potevano dedicare e che l'hanno accompagnato fino all'ultimo respiro.
E il nodo risale in gola... come quel giorno... allo stesso modo... nulla è cambiato.
Dicono che il tempo risana le ferite... sciocchezze!
E non basta fare neanche 1000 figli, nessuno riuscirà mai a riempire quel vuoto... quella voragine che rimane nel cuore e nello stomaco e nella mente e nelle orecchie.
Niente ti restituirà quello che non hai più.
E in fondo sento che ancora non mi sono rassegnata e non mi rassegnerò mai.
So che esistono al mondo tragedie ben più grandi e gravi, lo so benissimo.
Ma questo non toglie un briciolo del mio dolore... aiuta a razionalizzarlo, questo sì, ma non lo diminuisce di un grammo.
E non riesco ad andare sulla sua tomba.
Non ci riesco.
C'ho provato, sia chiaro, c'ho provato qualche volta, ma fa troppo male.
Fa male saperlo rinchiuso là dentro.
Fà male parlare davanti a quelle lettere stampate sul marmo.
E allora preferisco parlare da sola. Pensare a lui quando sono in macchina, oppure quando accade qualcosa che mi fa dire: " pensa se lui fosse qui...", quando rassetto in giro o quando ascolto della musica...
e lì non ci vado.
Perchè lui non sta lì. NON - STA - LI'.
E visto che questo è il finesettimana dei Morti (e non di Halloween.... checchè se ne dica in giro), io penso a te papà... e penso al papà che se ne è appena andato.
Spero vediate la luce.
Vi lascio un fiore qui.